Arte, ovvero come rispondere alla violenza

Nov 19, 2020 | Donne che scelgono il cambiamento


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L’articolo 1 della Dichiarazione dell’Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne recita che è “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Quest’anno 91 femminicidi in Italia. 91 donne uccise (e siamo ancora al mese di novembre). 91 vite spezzate con le proprie storie, i propri desideri, le proprie paure e i propri progetti. 

Ho pensato tanto su come parlare di questa giornata, di quali sfaccettature poter discutere: politica, educazione sentimentale, educazione al linguaggio e misoginia, violenza finanziaria, educazione ad una leadership inclusiva.

Forse non l’ho mai detto, ma il mio lavoro di formazione e coaching si è direzionato sulle donne e per le donne perché sono stata vicina a delle giovani e meravigliose ragazze vittime di violenza.

Per anni ho rivissuto quelle scene e, soprattutto, mi ha assillato per anni la risposta che davano alla mia domanda sul perché non se ne andassero da quella situazione: “non posso andare via di casa perché non ho il pigiama e lo spazzolino da denti”.

Cosa voleva dire non ho il pigiama? Come non hai lo spazzolino da denti e non puoi andare via?

Il pigiama e lo spazzolino da denti erano simbolo di indipendenza economica, per questo ho scelto questo lavoro, per questo per me la leadership è capacità di portare avanti i propri progetti.

La violenza di genere ha, purtroppo, radici profonde ed è presente anche nella storia dell’arte, una storia che ci racconta quanto ancora abbiamo da fare.

womanboss di alessia d'epiro

Per secoli, gli artisti hanno celebrato lo stupro in dipinti allegorici. 

La mitologia romana, dopo tutto, cita due storie di stupro come assolutamente fondamentali per la civiltà occidentale. 

Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo, fu invitato a cena da Collatino. In questa occasione conobbe Lucrezia, la sua bellissima moglie. Si racconta che nel pieno della notte si recò nella stanza di Lucrezia con la spada la immobilizzò e la violentò dicendole: «Lucrezia chiudi la bocca! Sono Sesto Tarquinio e ho una spada in mano. Una sola parola e sei morta!». Questo fatto incitò una ribellione che portò alla fondazione di Roma. 

Altro stupro divenuto famoso nel mondo è proprio il Ratto delle Sabine. Romolo, dopo aver fondato Roma, vuole stringere alleanze per “ottenere” delle donne con cui procreare e popolare la nuova città. Al rifiuto dei vicini, organizza un bellissimo spettacolo per attirare gli abitanti della regione e fa rapire tutte le donne. La prole procreata in seguito a questa violenza, permise alla Repubblica di prosperare. 

Molti artisti compresi Tiziano, Rembrandt, Nicolas Poussin e Jacques-Louis David hanno commemorato queste violazioni nei loro dipinti. 

La lezione implicita che emerge dalla Storia e dall’arte è quella che le donne siano sempre state pedine nei giochi politici degli uomini e che le loro vite e i loro desideri  dovessero  essere sacrificati a favore di una causa comune.

Tuttavia, in gran parte della storia dell’arte occidentale, l’oggettivazione delle donne è stata sia estetica che legale. 

“Lo stupro era un crimine di proprietĂ , e in particolare un crimine contro il marito o il tutore della donna”, scrive Nancy Princenthal nel suo nuovo libro, Unspeakable Acts: Women, Art, and Sexual Violence in the 1970s (2019). Un crimine che non aveva come vittima la persona che aveva subito violenza, dunque la donna, ma l’onore dell’uomo a cui apparteneva.

 

Womanboss di Alessia D'Epiro

Nel corso degli anni, l’attivismo artistico è diventato un mezzo molto potente per combattere la violenza di genere. Per tentare di creare un cambiamento forte nella consapevolezza e nella coscienza delle persone attraverso la diffusione di prodotti artistici provocatori e di impatto che diventano azioni politiche, civiche e sociali.

La necessità, infatti, di un’azione culturale ed educativa è sempre stata chiara alle varie frange di attivismo artistico e femminista che, attraverso i loro atti, hanno inteso mettere sotto i riflettori violenze da sempre perpetrate, taciute e, in alcuni casi, assecondate anche dalla legge.

Il numero elevato di femminicidi e di violenze subite dalle donne ancora oggi, dimostra però, quanto sia fondamentale portare avanti incessantemente la richiesta di un intervento più ampio, anche a livello governativo, che coinvolga l’ambito educativo, mediatico e linguistico, al fine di creare un modello inclusivo che si adoperi contro ogni forma di violenza.

Princenthal  nella sua ricerca esplora il modo in cui le artiste femministe, dagli anni ’70 ad oggi, hanno offerto alternative grottesche, vulnerabili e mediatiche.

Attraverso le loro performance, i loro dipinti e le loro fotografie, artisti quali  Yoko Ono , Suzanne Lacy, Jenny Holzer Kara Walker e Naima Ramos-Chapman, tra gli altri, hanno sviluppato nuovi modi rivoluzionari per parlare della violenza contro i corpi delle donne.

Per tutti gli anni ’60, l’emergere della performance art ha offerto alle donne un nuovo potente mezzo per discutere di stupro.
Yoko Ono, per esempio, nel suo lavoro “Cut Piece” (1964), ha assunto posizioni predatorie sedendosi su un palco di Kyoto e invitando i membri del pubblico a strapparle i vestiti.

Nel film del 1969, Rape, Yoko Ono e John Lennon, hanno filmato una giovane donna mentre la inseguivano per le vie di Londra con la macchina da presa. Il titolo sottolineava il confine tra una minaccia fisica e un’attualitĂ  violenta trasformando, così, la telecamera in un’arma. Filmare e inseguire qualcuno non equivale a violentarla, eppure un artista – o chiunque del resto – che brandisca attrezzature per documentari può essere un temibile aggressore.

A Los Angeles, nel 1977, l’artista Leslie Labowitz ha messo in scena In Mourning e Rage, un esplicito “evento mediatico” che comprendeva un funerale simbolico per le donne vittime di stupro e omicidio e dei delitti di “Hillside Strangler”

Una delle opere piĂą recenti che Princenthal include nel suo libro è il cortometraggio di Naima Ramos-Chapman And Nothing Happened (2016), nel quale viene data allo spettatore la sensazione di vivere all’indomani di un’aggressione sessuale raccontata dalla giovane donna che l’ha subita, la quale descrive anche le ripercussioni emotive che sta vivendo a causa di questo evento traumatico.

Il video esemplifica una delle piĂą grandi sfide e le battaglie che devono ancora affrontare le artiste donne che vogliono trattare il tema della violenza sessuale nel loro lavoro.

“Si tratta ancora di trovare il linguaggio”, ha detto Princenthal. 

Questo è il punto.

wommanboss di alessia d'epiro

​L’IMPEGNO DELL’ARTE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

“L’alleato migliore della violenza di genere è l’indifferenza”

Un plauso alla mostra “FIL ROUGE”

Organizzata dall’Associazione di promozione sociale Dismisura in collaborazione con Silvia Vernaccini, Rita Demattio e Mirko Corradini, l’esposizione è stata ideata da Emilia Bonomi – Responsabile mostre di FoyEr, lo spazio all’interno del Teatro di Villazzano (Trento) in cui l’evento ha avuto luogo dal 12 al 31 ottobre 2020.

La mostra ha raccolto i lavori di 30 illustratrici e illustratori — tra giovani talenti e grandi nomi — i quali hanno tradotto in opere digitali le sofferenze di chi subisce violenza, per lo più donne.

Gli artisti hanno affrontato questo complesso tema in maniera non convenzionale, creando un dialogo coinvolgente, anche apparentemente illogico, tra le opere e i testi letterari e le citazioni che affiancano le stesse.

Al termine della mostra, uscendo dallo Spazio FoyEr, il visitatore si è trovato però a ricostruire la narrazione grazie a questo filo rosso, il “Fil Rouge” che inconsciamente unisce tutte quelle piccole azioni quotidiane dove può annidarsi la violenza, ed è proprio «nel silenzio, così come nell’indifferenza, che si insinua con maggior forza» afferma Emilia Bonomi, responsabile del progetto.

wommanboss di alessia d'epiro

[spazio spreaker]

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