Quattro motivi per cui essere una donna in proprio è complicato ma bellissimo

Gen 06, 2021 | La leadership è donna


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Essere liberə professionistə, imprenditorə, artigianə o ditta individuale qualunque sia la forma è complesso anche se è allettante perché ti consente anche una flessibilità lavorativa senza precedenti.

Ci innamoriamo dell’imprenditorialità per sentire ed esprimere la nostra indipendenza e la capacità di agire, di essere un tutt’uno con noi stessə senza doverci nascondere.

Quanta fatica bisogna agire in ambito organizzativo per raccogliere i giusti meriti?

Nel mondo aziendale, le donne generalmente lottano per essere prese sul serio quanto gli uomini.

Essere investitə di un ruolo, ricevere una promozione sembra come dover gareggiare per un trofeo solo per raccogliere conferme meritocratiche.

A me è successo, aimè tante volte è successo.

È capitato di sedere da sola ad un tavolo di uomini dove si domandavano come mai fossi brava nonostante la giovane età.
Quante volte i discorsi divergevano in battutine poco divertenti e si focalizzavano in commenti sul mio corpo.

Ribaltavano e spostavano l’attenzione sempre e chiedevano di dimostrare, sempre dimostrare.

Non ho giocato a quel gioco, non mi piaceva, ero troppo interessata a canalizzare la passione.

womanboss di alessia d'epiro

Uno dei motivi per cui le donne costruiscono i propri progetti è per piacersi non compiacersi, o farsi compiacere.

Un ulteriore motivo è certamente quello della flessibilità: un lavoro troppo ingessato non permette di lavorare per obiettivi, ma ci si ritrova in un vetusto programma di orari, dove ci si preoccupa o occupa: diverso è produrre.

Sì, perché quando sei in proprio impari a produrre, perché si sa che non essendoci adeguate politiche attive del lavoro, devi diventare Elastic Woman: fare la spesa, curare la casa, le piante, il gatto, i figli, il marito e molte volte anche i suoceri ed il loro giardino.

Se non ti fai una famiglia, invece, passi tutto il tempo a dover rispondere al perché non tutte le donne sentono in loro il senso della maternità.

Fare la donna in proprio per moltə vuol dire: “faccio del mio tempo quello che voglio, almeno se corro, correrò felice e goliardica di sapere che tutto quello che ho seminato è mio”.

Anche perché se torni in azienda dopo che hai conquistato la medaglia d’oro della caregiver, torni in una posizione inferiore, dal momento che ci sono ancora molti pregiudizi misogini sul fatto che una donna debba essere guidata e non possa guidare, perché vive le emozioni ed in alcuni ambienti si pensa che le emozioni siano disturbanti.

Lo sai anche tu che le emozioni sono state lette come isteria. Pensa, in epoca fascista, le donne ritenute trasgressive venivano rinchiuse nei manicomi. Inoltre, ho scoperto da poco che il padre della psicanalisi, il caro Sigmund Freud, affermava nella sua teoria che la donna era invidiosa del pene. Ahhhahaha

Argh! Le emozioni ci servono eccome, forse è solo il caso di coltivare un equilibrio emotivo: a tal proposito ho frequentato questo bellissimo corso di Allan Wallace.

Quando costruisci un progetto in proprio le emozioni fanno parte del tuo business. Sono integrate, ti servono per crescere, per scrivere post, per disegnarti un modello di business che ti soddisfi, per capire se sei stancə o arrabbiatə, per non essere direzionatə solo dai doveri.

L’intelligenza emotiva ai più non è chiara perché il sistema patriarcale ingabbia anche gli uomini nel vivere dei ruoli e delle aspettative lontanissime dalla realtà.

Quindi, figurati se possano concepire che se hai emozioni tu possa guidare un gruppo, un’azienda.

Le donne fanno anche impresa per orgoglio, per lasciare con passione qualcosa che sia generativo, che parte solo da una dimostrazione di forza, perlopiù potere, ma dal cuore.

Indipendenza, passione, orgoglio, flessibilità sono alcune sfaccettature, perché poi quanto ti ci ritrovi dentro impari anche cose inaspettate: il fare rete, la condivisione, il saper chiedere e soprattutto impari a dire che non sei sbagliatə ma che stai vivendo un episodio di mansplaining.

Se non sai cos’è ti condivido il senso: purtroppo, amica, pensa che ne sono stata vittima proprio ieri.

Mansplaining è un neologismo formato dal sostantivo man abbinato a explaining (gerundio del verbo explain) che definisce l’atteggiamento paternalistico di alcuni uomini che tendono a commentare o a spiegare a una donna, in un modo condiscendente, semplificato o troppo sicuro di sé qualcosa di ovvio, oppure qualcosa di cui lei è esperta, perché pensano di saperne sempre e comunque più di lei, oppure che lei non capisca davvero.

Ti racconto.

Ho incontrato un professionista che cura piani finanziari strategici per grandi aziende, ho illustrato chiaramente e creativamente il mio piano e ti assicuro che sta in piedi. Mi ha guardato e mi ha detto: “No, ora ti spiego io, tu non riesci a mettere a terra nulla”.

Ah sì? Strano perché condivido idee con un gruppo inclusivo di uomini e donne che lavora con me.

Strano che devi spiegarmi tu perché di mestiere ogni anno scrivo, ideo e supporto 60 progetti, cosa mi devi spiegare?

Forse volevi dire: “arricchire la mia visione”?

O forse non hai capito il mio linguaggio e anziché dire: “non ho capito”, mi fai intendere che io non ho capito nulla o che stia sbagliando?

wommanboss di alessia d'epiro

Ecco, non uso un linguaggio di guerra per parlare di progetti perché credo che passione, indipendenza, valore, visione siano contributi in un’economia circolare ed indipendente e non una missione di attacco.

Hai mai sentito parlare di strategia, successo, concorrenza, attacchi o altro?

Le mie orecchie si chiudono quando riconoscono nel linguaggio del corpo, e non solo, atteggiamenti di sopraffazione, perché per realizzare un progetto ci vuole condivisione non attacco.

Per tutto questo penso che il lavoro di donna in proprio sia fare anche un po’ politica per sé e per chi ci sarà dopo di noi.

Per lasciare ai bambini ed alle bambine di domani la possibilità di non dover aderire precisamente a degli schemi rigidi, ma per poter dare il meglio di sé.

Io ci credo e per questo con il team Womanboss ho prodotto il Festival Women Up. (Clicca qui per scoprilo)

Womanboss di Alessia D'Epiro

Women Up è un’agorà digitale nella quale esponenti riconosciute nelle aree dell’economia, della finanza e del crowdfunding discuteranno di idee, modelli e buone pratiche per promuovere lo sviluppo di una cultura di impresa al femminile e supportare le donne a trasformare le difficoltà di fare impresa in opportunità di crescita.

Le relatrici che ospiterò, voci autorevoli del panorama italiano, saranno: Alessia Centioni – Political advisor al Parlamento europeo e presidente EWA; Marta Dall’Omo – Project Manager Produzioni dal basso; Anna Cogo – Benefit Unit Officer Nativa; Angela Santi  -Coach, Angel Investor e membro di Angels for Women; Claudia Segre – Presidente Global Think Foundation; Anna Fasano – Presidente Banca Popolare Etica.

Partecipa, per fare un passo avanti insieme.
Qui tutte le informazioni.

Ti aspetto perché lo fai per te, per noi e per la società.

Costruiamo un posto migliore

Un abbraccio

Alessia

 

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